Paziente Oncologico: gestire le emozioni

Perchè un malato oncologico non può essere trattato in modo sbagliato?

Quali differenze ci sono fra un malato oncologico e un altro “qualsiasi” malato , a livello mentale ed emotivo?

Dopo anni di lavoro con malati oncologici e dopo aver aiutato oltre 500 persone, oltre ad averlo vissuto sulla mia pelle, per ben due volte, oggi voglio condividere con te la risposta a questa domanda.

Partiamo dal presupposto che trattare male gli altri non è mai giusto e tanto meno funzionale né per gli altri né per sé stessi, in quanto ad ogni azione scatta una reazione e ad ogni reazione si instaura un meccanismo circolare e vizioso di comportamenti e atteggiamenti che rischiano di far diventare la relazione tossica e/o stressogena.

Ma sappiamo anche che questo accade spesso per meccanismi perlopiù inconsci, che noi tutti abbiamo e di cui spesso non siamo consapevoli. Per questo, sebbene le intenzioni siano buone, molto spesso si rischia di fare peggio di quanto si aveva previsto. Ecco che allora diventare consapevoli del proprio stile comunicativo e delle proprie dinamiche di reazione diventa essenziale per trattare meglio noi stessi e, di conseguenza, per imparare a gestire al meglio il malato oncologico con cui ci relazioniamo come professionisti.

Fare questo step di presa di coscienza, sia come esseri umani sia come specialisti del supporto e della relazione, è fondamentale per poter realmente essere di aiuto e supporto agli altri, ma anche per diventare persone nuove e migliori.

Infatti, tutti coloro che hanno partecipato al mio Master in Coaching Oncologico hanno fin da subito migliorato la loro comunicazione e le loro relazioni anche al di fuori del lavoro stesso.

Quindi perché un malato oncologico non può essere trattato male ed è diverso dagli altri?

Andiamo subito al nocciolo della questione, per trasmetterti delle consapevolezze e delle conoscenze più ampie.

1. Il malato oncologico ha costantemente paura di morire

A differenza di altri, il malato oncologico ha costantemente paura di morire ed è accompagnato da un’angoscia latente ed inconscia che funge da colonna sonora di ogni sua giornata a partire dal giorno in cui si diventa malato oncologico e si scopre di avere un tumore, durante e dopo il percorso oncologico.

La paura di morte viene da un retaggio culturale per cui il cancro è associato a morte, e nonostante tutti i progressi che la medicina scientifica ha fatto e l’alto tasso di sopravvivenza raggiunto oggi dalla ricerca, questa convinzione rimane ben salda e ancorata nella mente del malato e di ognuno di noi.

La persona che vive l’esperienza del cancro, presa dalla paura, cerca dimostrazioni o risultati che possano controbattere e sradicare questa sua convinzione profonda. Tuttavia, come spesso succede nel “chi cerca trova”, troverà prevalentemente esempi e situazioni in cui qualcuno ancora purtroppo muore per il cancro, andando a riconfermare questa convinzione depotenziante.

2. Il malato oncologico nutre una forte rabbia repressa

Il malato oncologico, oltre alla paura costante, ha una forte rabbia repressa: un’emozione anche questa “sommersa”, che viene a galla subdolamente e silenziosamente nella mente e nel corpo della persona. Tutti noi ci arrabbiamo quando ci capita qualcosa che non ci aspettiamo, ma un evento come il cancro è qualcosa di talmente traumatico da far scattare nella mente della persona domande del tipo: perché a me? Perché proprio adesso? Perché sono così sfortunata/o?

Al tempo stesso il malato oncologico che vive l’esperienza del cancro entra in un circolo vizioso in cui le persone che lo circondano, loro stesse sconvolte, lo invitano a pensare positivo e a darsi da fare per intraprendere il percorso oncologico. Tutto questo genera anche la necessità di soddisfare le aspettative altrui e quindi di non manifestare il disagio mentale ed emotivo.

3. Il malato oncologico sa che dovrà fare del percorso oncologico che lo trasformeranno

Il malato oncologico sa che dovrà fare del percorso oncologico che andranno a trasformare totalmente la percezione corporea, e quindi anche mentale ed emotiva. Il malato oncologico entra in una fase di non riconoscimento di sé stesso, che crea uno stato di fragilità e vulnerabilità che mette a dura prova il bisogno di controllo e di gestione che tutti noi abbiamo, aumentando la paura dell’ignoto e dell’incertezza.

A queste si aggiungono tante altre paure che un malato “qualunque” non ha: paura dell’ignoto, di cosa succederà, la paura di non essere all’altezza, di non farcela, di sbagliare, di perdere il controllo, di non riuscire a fare ciò che facevo prima e anche del giudizio altrui.

Cito anche il prof. Fabrizio Benedetti, massimo esperto di Neurofisiologia e neuroscienze, che spiega come il malato oncologico più di qualsiasi altro, per poter attivare la sua capacità di reazione e alimentare la propria fiducia e speranza nei confronti del percorso oncologico e della crescita emotiva, ha bisogno di credere di ottenere un reale beneficio.

Quindi comprendi bene che non puoi pensare di comunicare con un malato oncologico nella stessa maniera con cui gestiresti la relazione con altri malati. Certamente è vero che la comunicazione rappresenti la base relazione di ogni rapporto e funga da collante per creare la qualità di vita delle persone, ma con il malato oncologico fragile, vulnerabile e pervaso da tante paure, convinzioni ed emozioni totalmente differenti rispetto a chi sa di fare un percorso di supporto e di trovare subito o presto beneficio, è totalmente diverso.

Ti sei mai trovato in una situazione simile?
Quali parole o quale approccio hai usato?

Se vuoi saperne di più su come gestire un malato oncologico dalla A alla Z, su come comunicare in modo da creare una reazione placebo e su quali strategie più efficaci di cambiamento puoi trasmettere affinchè tu possa fare la differenza nella sua vita, guarda le testimonianze di chi ha già fatto il Master in Coaching Oncologico e senti come sono cambiate le loro relazioni e la loro vita.

Vuoi candidarti alla prossima edizione del Master? Clicca qui.

Stai affrontando una malattia?
Oppure l’hai superata, ma senti che la diagnosi ti ha peggiorato la vita?

Vivi una situazione difficile e vuoi un aiuto per affrontare la malattia?

Siamo qui per te!

Come cancer coach possiamo cambiare il modo in cui vivi e affronti la malattia.

Ci siamo passate.
Scopri di più

Stai affrontando una malattia? Oppure l’hai superata, ma senti che la diagnosi ti ha peggiorato la vita?

SCRIVIMI QUI