In questi anni di lavoro al fianco delle donne malate di cancro e dei malati oncologici ho sentito migliaia di storie ed ascoltato le frasi più disparate relativamente alla relazione fra specialista e malato oncologico.
Ma oggi ti racconto la storia di Lisa, che penso possa fare da specchio a tante altre persone che hanno vissuto una simile situazione.
Lisa mi ha raccontato di quando il medico oncologo le ha comunicato la diagnosi e di come da quel giorno si sia sentita piano piano sempre più morire dentro.
Erano le 10.30 di un giovedì, andava in ospedale per un solito controllo di routine e mai avrebbe immaginato di avere una sorpresa così devastante. Le fanno l’ecografia, vedono subito che c’era qualcosa che non andava, ma i tecnici dell’esame tacciono e non danno risposte, dopodiché viene mandata subito a fare la mammografia che conferma la diagnosi.
Lisa avverte che qualcosa non va, ma mai avrebbe pensato a quel che dopo sarebbe successo.
Del resto, nessuno è mai pronto a vedere la brutta verità in faccia, figuriamoci una diagnosi di tumore al seno.
Quando si trova faccia a faccia con il medico, che gli comunica la diagnosi con la stessa superficialità e leggerezza che avrebbe utilizzato se si fosse trattato di un semplice raffreddore, la sua ansia sale vertiginosamente, si sente battere il cuore all’impazzata, inizia a sudare e a sentire le mani che le tremano: “Signora lei ha un carcinoma 4 stadio di tipo aggressivo, pensi positivo!”
Quelle parole iniziano a rimbombare nella mente, a fare da colonna sonora ad ogni altro pensiero che le passa per la testa e torna a casa con la paura di non farcela, il terrore di non sapere come fare e il dubbio se dirlo o meno al marito o ai figli oppure no.
“pensi positivo? Come faccio a pensare positivo che ho un cancro?”
Da lì inizia la discesa a picco, perché Lisa è diventata una malato oncologica, ma si ritrova a fare i conti con la vita di prima, che non è più la vita di prima. Deve gestire il lavoro, i colleghi, il rapporto con il titolare con cui non sa come comportarsi, perché la paura di perdere il lavoro a causa della malattia è tanta. E poi ci sono marito, figli, madre e padre. Ma su tutte la paura più forte è quella di non farcela, di perdere il controllo e di non essere all’altezza.
In più c’è sempre il senso di colpa di non riuscire a pensare positivo come tutti coloro che la circondano le ricordano dovrebbe fare.
Pensare positivo è un processo! Non basta dire alla persona di pensare positivo per far sì che questo avvenga, soprattutto quando la persona sta vivendo la peggiore delle esperienze che ti possano capitare nella vita. Sì, perché chi si è ammalato di cancro sa bene che ricevere una diagnosi di cancro è uno degli eventi più devastanti che possano accadere nella vita di una persona. Arriva e come un tornado ti sconvolge la vita, spazzando via tutte le tue certezze e i punti di riferimento e gettandoti in un vortice di paure e di angosce.
Tutte queste paure e tutte queste emozioni sono una costante nei malati oncologici e sono assolutamente da tenere in considerazione per comunicare al meglio con le persone affette dal cancro, facendo scattare in loro quella che è una reazione placebo positiva e funzionale al percorso di supporto e crescita emotiva ed evitando di far esplodere, nel contempo, quel forte sentimento di rabbia e senso di colpa che spesso le affligge.
Quindi capisci quanto è importante non generare nei malati oncologici più sofferenza di quella che già la persona si trova ad affrontare.
Per far questo è fondamentale sapere quali sono le parole giuste da dire al momento giusto, per creare un effetto placebo e non nocebo. In questo articolo racconto la mia esperienza di malato oncologica e quanto ha influito negativamente sul mio percorso di supporto e crescita emotiva il rapporto con il medico oncologo che mi fece la diagnosi.
Oggi ti voglio dare questi consigli pratici, svelando gli errori di comunicazione da evitare con il malato oncologico.
Le parole e le frasi da non dire ai malati oncologici
Frasi da NON DIRE MAI:
- PENSA POSITIVO
- STAI TRANQUILLA
- TI CAPISCO
- IMMAGINO
- ANDRA’ TUTTO BENE
- PASSERA’
Queste frasi sono deleterie, perché fanno scattare rabbia e frustrazione nei malati oncologici e non li fanno sentire compresi ed accolti. Sono frasi che spesso minimizzano il problema che sta vivendo la persona, che finisce per sentirsi quasi presa in giro. In questo articolo affronto in maniera approfondita le ragioni per cui un malato oncologico non può essere trattato come qualsiasi altro malato , ma necessita di una gestione e di una relazione differente.
Nessuno può capire o immaginare cosa sta provando un malato oncologico se non ci è passato e nessuno saprà mai con certezza se andrà tutto bene e se passerà: è esattamente questo che la persona, quando si sente dire certe frasi, crede dentro di sé. Quindi se pur con una buona intenzione, in realtà si è fatto il peggio che si poteva fare.
Le frasi e le parole che aiutano i malati oncologici
Ciò che invece aiuta il malato oncologico e gli permette di gestire meglio la situazione è dare delle indicazioni più pratiche, fare delle domande che lo attivino e lo mettano in uno stato di proattività e di potere personale che fa parte del processo verso la crescita emotiva.
Ad esempio: cosa potresti fare con ciò che hai? Come lo potresti fare?
Chi ti potrebbe aiutare nelle mansioni pratiche? A chi potresti chiedere aiuto? Quali alternative potresti mettere in campo per migliorare la tua condizione?
In più se volete dare sostegno e comprensione le frasi migliori da dire nell’imminente e nel percorso sono:
IO SONO QUI
SAPPI CHE IO CI SONO SE HAI BISOGNO
CHIEDIMI CIO’ CHE RITIENI IO POSSA FARE PER TE
TI SONO VICINA NEL CUORE
E se sei un professionista della relazione di aiuto, potrai dare anche tanti altri strumenti pratici per trasformare la percezione della persona e migliorare la Vita, Oltre la malattia.
Se ti è stato utile questo articolo e ti interessa approfondire di più, leggi le relazioni dei miei ex allievi e guarda le interviste di chi ha già fatto il Master in Coaching Oncologico.
Scoprirai come diventare anche tu, sicuro, capace ed efficace nel gestire la relazione con il malato oncologico.
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