In questo articolo desidero affrontare ancora una volta il tema della gestione del malato oncologico: in particolare se sei un professionista della relazione di aiuto troverai dei consigli pratici per ottenere benefici per il malato oncologico, superando la sua naturale resistenza al cambiamento.
Ogni persona, con le proprie abitudini, convinzioni e modalità di comportamento si è costruita una propria omeostasi, ovvero l’equilibrio che regola il nostro modo di relazionarci con noi stessi, gli altri e il mondo. Considera sempre che ciò che facciamo alla fine definisce chi siamo e non viceversa. Questo equilibrio può essere funzionale o disfunzionale!
Molto spesso capita che l’omeostasi risulti disfunzionale, ma ovviamente dipende dalle persone. Una persona, ad esempio, può avere delle abitudini “sane” e prendersi cura di sé stesso, l’altro fare fatica addirittura a prendersi 5 minuti.
Alcuni professionisti della relazione di aiuto, come nutrizionisti, farmacisti, psicologi, terapeuti, operatori olistici e altri, cadono nella trappola di dare al malato oncologico “consigli” che non solo non seguiranno mai, ma che risultano addirittura dannosi per la persona, che sta già vivendo una situazione di paura, senso di colpa e frustrazione enorme.
Recentemente ho pubblicato alcuni articoli in cui fornisco al professionista che lavora col malato oncologico consigli pratici per gestire al meglio la comunicazione: ti suggerisco di leggere, se risulta di tuo interesse “Come riuscire a tirar fuori un malato oncologico da una situazione stagnante” e “Perchè un malato oncologico non può essere trattato in modo sbagliato”.
Non tenere in considerazione le emozioni di chi si ha davanti e la sua omeostasi stessa è davvero deleterio per loro e per te, che dopo 1, 5, 10 volte senti di non essere soddisfatto e ti rendi conto di non essere abbastanza efficace.
Ti faccio un esempio, parlando di dieta.
Se dici al cliente: “da domani ti iscrivi in palestra, vai a correre ogni giorno, inizi a seguire questa dieta, etc”, purtroppo questo piano è bello solo sulla carta ma irrealizzabile.
La maggior parte di questi malati, dopo essere andati una/due volte in palestra, smettono oppure iniziano a seguire la dieta e poi tornano a mangiare più di prima (e peggio). Questo accade perché quando viene prescritto un piano d’azione non si tiene in considerazione un aspetto fondamentale dell’essere umano: la RESISTENZA AL CAMBIAMENTO.
Per spiegarti al meglio questo principio utilizzerò come esempio l’esperimento della rana di Chomsky.
Il linguista prese una pentola colma d’acqua, con all’interno una rana, e la mise sul fuoco. Di man in mano che la temperatura saliva, in modo graduale, la rana continuò felice a sguazzare nell’acqua fino a quando il liquido arrivò ad ebollizione e la rana finì bollita.
Successivamente, Chomsky, prese un’altra pentola con dell’acqua (senza alcuna rana all’interno) e mise anche questa sul fuoco. Quando iniziò a bollire prese una rana viva e la buttò dentro ma, questa volta, la rana saltò fuori dalla pentola con un balzo.
Le rane hanno un sistema di autoregolazione della propria temperatura interna rispetto quella esterna E, per questo motivo, la rana del primo esperimento, mano a mano che la temperatura saliva, adattava il proprio equilibrio fisiologico rispetto al graduale aumento della temperatura esterna.
La seconda rana, invece, quando venne buttata nella pentola bollente balzò fuori perché la differenza di temperatura tra quella interna e quella esterna era troppo grande per essere accettata. Insomma, il cambio graduale ha portato all’accettazione del cambiamento, quello drastico al rifiuto del cambiamento.
Se vuoi indurre il cambiamento nel tuo cliente devi introdurre nella omeostasi disfunzionale un piccolo cambiamento, che sia accettabile e digeribile dal sistema mente-corpo.
Questa piccola azione innescherà il cosiddetto “cambiamento a effetto valanga” facendo sì che quella piccola prescrizione possa iniziare a costruire un nuovo equilibrio più funzionale, aumentando la possibilità di introdurre cambiamenti sempre più importanti. Passo dopo passo.
Malato oncologico: come migliorarne la gestione in modo efficace
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