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Maria Letizia: cosa dice del Master. La relazione di fine percorso

Sono Maria Letizia Panighetti, Presidentessa dell’associazione “Positivo è meglio”. Questa è la mia relazione al termine del Master in Coaching Oncologico.

Mi sono avvicinata al “mondo oncologico” nel 2018 a seguito di una diagnosi per tumore al seno. E’ stato un cammino piuttosto lungo nel quale ho dovuto affrontare sia terapie prima che dopo l’intervento, mi è stato riservato un “pacchetto completo” come sono solita dire.
Ho affrontato la prima parte della malattia con determinazione, mentre è stato più complesso il dopo intervento, l’accettazione di un corpo che non era più quello di prima e di tutti gli effetti collaterali conseguenti alle cure e non solo, nuove paure da gestire, dolori costanti e nuove sfide da affrontare.

Ho compreso fin da subito che non sarei stata in grado di cavarmela da sola, e nel contempo non riuscivo a trovare la persona giusta a cui affidarmi.

Dopo alcuni tentativi con altri professionisti , casualmente vidi alcuni video di Mara.
Non mi ci volle molto a comprendere che avevo finalmente trovato la persona giusta al momento giusto.
Decisi di intraprendere con lei un percorso individuale che si rivelò molto illuminante. Ho acquisito nuove consapevolezze, già dai primi incontri ho avuto la certezza che avrei trovato risposte a tutte le mie domande.

Ho scelto di affidarmi e di fidarmi di Mara , perché ho trovato in lei una professionista attenta e sensibile e con approcci molto pratici che mi hanno dato da subito la percezione di risolvere i miei problemi, oltre al fatto di sentirmi rassicurata perché anche lei aveva vissuto una storia simile alla mia. Qualcuno finalmente comprendeva le mie fragilità.

Durante la mia malattia, nell’approccio con le persone all’esterno del contesto famigliare, avevo capito come fosse importante una corretta comunicazione.
Non è semplice comunicare con un paziente oncologico perché da una parte non si sa cosa dire, dall’altra chi sta male si trova in una situazione veramente stressante, nella quale le emozioni che prevalgono sono rabbia, paura e dolore.

Il “non sapere cosa dire” può portare, in buona fede, a pronunciare frasi che infastidiscono il paziente che a quel punto non si sente capito e facilmente tenderà a chiudersi ancora di più in se stesso.

Quando Mara ha proposto il master di Coaching Oncologico come percorso formativo e trasformativo, ho intuito che avrei potuto avere gli strumenti giusti per aiutare gli altri nel dialogo, evitando di incorrere nuovamente in una comunicazione disfunzionale, esperienza nella quale mi ero trovata coinvolta in prima persona.

Appresi che la completezza delle tematiche trattate mi avrebbe permesso anche di integrare e arricchire il mio percorso di crescita personale.
Con il master ho capito che le persone sentono la tua coerenza e comprendono se le tue parole sono in linea con quello che è il tuo io più profondo.

Abbiamo imparato e utilizzato strumenti concreti, esercizi pratici che, prima di essere assegnati ai pazienti, abbiamo tutti svolto personalmente perché non è possibile consigliare uno strumento se prima non se ne comprende l’efficacia.
Ci si avvale di tecniche molto pratiche, esercizi di scrittura che permettono di rompere quelle dinamiche disfunzionali e tutte quelle convinzioni limitanti.

Il professionista che fa un processo prima su se stesso, diventa capace, sicuro, in grado di gestire con successo il percorso con i suoi pazienti.

Ho appreso l’importanza dell’ascolto attivo. Quando il malato è disposto a parlare è fondamentale ascoltarlo con un atteggiamento attento, non giudicante, in cui il professionista non si posiziona su un piedistallo ma si pone su un piano relazionale di affiancamento tale da portare il paziente a sentirsi accolto.

Con il master si comprendere che la malattia non viene per caso, è sempre un messaggio, un campanello d’allarme che avvisa che la strada che si sta percorrendo può non essere quella giusta.
La malattia è sempre un richiamo di attenzione verso noi stessi e verso gli altri, un bisogno di ascoltare la nostra parte più intima e profonda.
Guardando la malattia in questa prospettiva ne cambia la sua percezione a livello mentale ed emotivo, in questo caso viene accettata e non più subita e diventa più semplice convivere con essa.

La malattia compare a seguito di un stress patologico cronico prolungato nel tempo, non è altro che il risultato di pensieri, emozioni e dinamiche relazionali disfunzionali che contribuiscono a creare un ambiente patogeno favorevole a creare uno stress cronico.
Spesso il paziente rivolge i pensieri al passato, per evitare che ci ritorni costantemente, è fondamentale riportarlo al presente (il qui ed ora) con varie tecniche imparate nel master.

Grazie alla neuroplasticità del nostro cervello possiamo modificare le esperienze vissute rimodellando la nostra mente attraverso affermazioni positive, meditazioni guidate e esercizi pratici per raggiungere più consapevolezza del nostro stato emotivo.

E’ convinzione comune che occorra portare il paziente a pensare positivo.

La malattia porta in uno stato di confusione e di smarrimento tale che diventa difficile far pensare positivo il soggetto, in quel momento non diventa una soluzione credibile, ha invece bisogno di ascolto, di presenza e soprattutto di verità. Occorre portare il paziente, con piccoli passi, ad avere un atteggiamento propositivo e costruttivo, creare nuove tracce neuronali che lo porteranno a risultati diversi facendolo sentire meglio.

Uno dei compiti del professionista è quello di portare la persona a definire un obiettivo sostenibile da realizzare in un tempo adeguato che sia né troppo lungo né troppo corto, dare un obiettivo alla persona vuol dire dare una nuova direzione alla sua vita e quindi a livello inconscio darle una nuova speranza.

Il corso di Master Oncologico è rivolto a professionisti e caregiver, e lo definirei bivalente, in quanto permette di realizzare un lavoro introspettivo personale indispensabile per poter trattare con coerenza il paziente e nel contempo fornisce gli strumenti indispensabili per supportare il malato nel suo iter oncologico.

Sarò sempre grata a Mara per avermi aiutato nel mio percorso personale apprezzando la sua professionalità, umanità e coerenza, così come ha fatto lei con me, se vogliamo comprendere le persone lasciamo spazio ai fatti e non solo alle parole che acquisiscono importanza solo quando entrambi i piani sono allineati

A conclusione di questo percorso formativo, mi sento di dire che ho aggiunto maggiore consapevolezza alla mia rinascita spirituale, ho ampliato le mie conoscenze e mi sento più sicura nell’affrontare il quotidiano, al punto tale che, tra i miei progetti futuri, c’è la volontà di aiutare le donne che come me si sono trovate a dover affrontare un percorso di malattia.

La mia vita è sicuramente cambiata. La malattia per me non ha avuto solo un accezione negativa, è diventata un’opportunità per prendere coscienza del mio stato e per poter riequilibrare quanto era disfunzionale.

Cerco di focalizzarmi su quello che ho e non su quello che non ho, di riempire la mia vita di cose belle, di curiosità, di relazioni vere, di nuove emozioni e degli effetti di questo mio benessere ritrovato ne stanno beneficiando anche i miei affetti più cari.

Mi piace citare Ada Burrone, pioniera di un approccio nuovo al cancro, con questa frase che trovo molto propositiva:
«Il tempo non è nelle nostre mani, il modo di viverlo sì».

Maria Letizia Panighetti

 

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