Molti credono che la rabbia sia un’emozione negativa: qualcuno la giudica male, altri se ne allontanano, altri ancora non la comprendono, altri si fanno invadere da essa. Non c’è niente da fare, la rabbia è un’emozione costante in chi affronta una malattia. Che sia consapevole o no, la rabbia c’era prima, c’è quando la malattia è venuta a galla e rimane dopo nel percorso della persona, se non viene trasformata nel modo giusto.
Ma la soluzione a questa situazione esiste ed è tutt’altro che scontata.
Per poter gestire questa emozione così forte e potente e fare davvero la differenza nella vita altrui, liberando la persona dalla rabbia che gli invade la vita e portandola a trasformarla in un’energia creativa, è bene che tu sappia queste 3 verità importanti:
- Credere ancora che la rabbia sia un’emozione negativa non ti aiuterà a gestirla in una maniera efficace, anzi ne rimarrai invaso e ti porterai a casa una sensazione di disagio e di senso di colpa, per non aver fatto del tuo meglio.
- Dirgli che passerà o che comunque deve stare tranquillo non servirà a niente, perché chi sta vivendo la sofferenza ed è in un momento buio della sua vita, non riuscirà neanche minimamente a vedere la luce alla fine del tunnel. Dargli quelle indicazioni lo farà stare ancora peggio.
- Fare paragoni con altri che stanno peggio, sarà ancora meno efficace, perché anche in questo caso il paragone aumenterà la sua rabbia e gli dimostrerà, fra l’altro, quanto non sei stato attento alla sua situazione e ai suoi stati d’animo. Fra l’altro fare paragoni è del tutto svilente e sminuisce sia la situazione, sia la persona.
Lavorare con chi sta avendo un’emozione di rabbia significa comprendere il malato nel profondo, non giudicarlo e accogliere la situazione che ha creato l’innesco della rabbia stessa.
Perché è importante lavorare in maniera efficace con la rabbia?
Perché è lì che puoi davvero fare la differenza nella persona e fornirgli un punto di svolta.
Ecco un esercizio pratico che puoi fare con il malato oncologico, per aiutarlo a gestire la sua rabbia:
- Per prima digli che è del tutto normale sentire o avere rabbia. In questo modo lo accogli e lo fai sentire protetto.
- Chiedigli poi di elencare tutte le motivazioni principali per cui si sente arrabbiato. La malattia? Il marito? La cognata? Il lavoro? La malattia è la risposta più scontata, ma indaga a fondo, perché la malattia invade tutto il sistema della persona e quindi anche tutto il suo contesto relazionale. Molto spesso le persone si arrabbiano più per come gli altri li trattano che per ciò che sta accadendo a loro.
- Una volta fatto questo elenco, digli di fare l’esercizio dei 101 Vaffanculo. Come funziona? SOGGETTO + AZIONE + CONSEGUENZA. Dì al malato oncologico di buttare fuori tutto quello che sente dentro, senza nessuna remora. Vaffanculo a persone, situazioni e conseguenze che hanno subito. Questo esercizio molto potente, li alleggerisce e fa venire fuori tante dinamiche intrinseche della persona stessa.
- Chiedi loro dove possono dirigere questa energia? Hai un progetto? Qualcosa che vorresti realizzare? Qualche passione che hai dimenticato e che potresti riprendere?
In questo modo la rabbia diventa carica energetica creativa e invece di implodere li farà letteralmente esplodere, nel senso più positivo del termine. Una volta fatti questi passaggi, vedrai che la persona si sentirà rinata e tu avrai fatto la vera differenza nella sua vita. Perché il suo stato d’animo e i suoi risultati sono più di tutto, ciò che conta davvero per te.
Vuoi saperne di più su come aiutare il malato oncologico a gestire meglio la rabbia e a trasformarla in un’emozione positiva, ti consiglio di leggere questi articoli: “Hai una forte propensione ad aiutare gli altri, dai consigli, ma gli altri si irritano e non ti ascoltano?” e “Perchè un malato oncologico non può essere trattato in modo sbagliato?”.
Se ti è stato utile questo articolo e ti interessa approfondire di più, leggi le relazioni dei miei ex allievi e guarda le interviste di chi ha già fatto il Master in Coaching Oncologico.
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