Se sei un professionista della relazione di aiuto che ha a che fare con malati oncologici, in questo articolo capirai come comunicare con loro, senza creargli sensi di colpa e rabbia, scatenando in loro una reazione proattiva.
Tutti i professionisti sanno che dare al malato oncologico l’indicazione di iniziare a fare attività fisica, mangiare equilibrato, togliere la carne ed evitare zuccheri fa parte del loro ruolo, qualunque sia il loro campo di specializzazione (nutrizionisti, medici, terapeuti, counselor, psicologici).
Mi sono resa conto che molto spesso, però, non si considerano le reazioni che si innescano nel malato, quando vengono date queste indicazioni generiche. Quindi è bene che tu sappia che, se la persona non ha mai fatto attività fisica prima e vivere l’esperienza di un cancro, sapere di doverla fare non è sufficiente per iniziare davvero a prendersi del tempo per sé stesse, perché ciò che manca è l’abitudine a prendersi cura di sé.
Si tratta di una consuetudine che nasce dall’autostima e quindi quello che scatta nella mente e nelle emozioni della persona, quando gli viene detto di occuparsi di sé stesso e della propria salute, è il senso di colpa per non riuscirci, la frustrazione e la rabbia per non averlo fatta in passato e la paura anche di non farlo nel futuro, perché potrebbe essere la leva che fa scattare una recidiva.
Oppure, se la persona sa di dover evitare certi cibi, ma li ha sempre mangiati, non riesce a toglierli immediatamente, perché al cibo sono legate tante emozioni. A questo si aggiunge anche il fatto che, attraverso il cibo, si drena da una parte lo stress mentale e dall’altra ci si prende quella soddisfazione che riempie l’anima e il nostro essere più profondo. Perciò il malato rimane anche in questo caso in uno stato di rabbia, paura, senso di colpa e frustrazione.
O ancora, mettiamo caso che la persona segua tutte le indicazioni, anche se succede in rari casi. Quello che si verifica è che questo cambiamento non è duraturo e soprattutto il malato fa ogni cosa con la consapevolezza di essere “malato”. Permane quindi uno stato di paura e frustrazione alla base, che annulla il beneficio sia dell’attività fisica sia del cibo buono, perché, come ben sai, i pensieri e le emozioni vengono prima delle nostre abitudini. Quindi cosa succede?
Che tu hai dato magari delle buone indicazioni, con una buona intenzione, ma non solo non vengono seguite, in realtà fanno scattare PAURA, RABBIA, FRUSTRAZIONE e SENSO DI COLPA. E tutto questo sai benissimo anche quanto non solo sia inefficace, ma aggiunga del Male al Male, perché aggiunge Sofferenza alla Sofferenza.
Allora perché è importante COME E COSA comunichi al malato oncologico?
Perché è solo attraverso il tuo approccio e la tua comunicazione, che puoi evitare di far cadere la persona in emozioni negative e generare, al contrario, uno stato d’animo positivo e proattivo.
Solo con una comunicazione efficace, basata sulla conoscenza delle dinamiche emotive che scattano in coloro che hai davanti, puoi fare la differenza.
Quindi fai questi step con il malato oncologico:
- Chiedi quali erano le abitudini prima della malattia.
- Chiedi quali sono le relazioni più vicine alla persona che condizionano e influenzano la loro vita.
- Fai due domande in più su quali sono i suoi comportamenti quotidiani
Con questo piccolo, breve “questionario”, avrai una mappa più chiara di chi hai davanti e di conseguenza, poi potrai agire di conseguenza nel dare l’indicazione più adatta alle esigenze della persona in quel momento.
Avrai investito 2 minuti in più per fare una differenza ENORME nella relazione con il tuo cliente, che ti rimarrà fedele e felice di avere te al suo fianco.
Ti racconto un esempio.
M. aveva sempre mangiato carne e non riusciva a toglierla e per questo si sentiva in colpa, allora il Nutrizionista Specializzato in Coaching Oncologico, gli ha detto: “Ok Tranquilla, per almeno il primo mese cerca almeno di ridurre al massimo 1 volta alla settimana, poi solo dopo, quando ti sarai abituata, sarai in grado di eliminarla del tutto. Credi di riuscire a farcela così?”
Considera sempre che il processo di cambiamento richiede degli step, e non è mai possibile fare tutto in una volta e fare tutto subito.
Se desideri capire come aiutare il malato oncologico ad acquisire consuetudini positivi e a portare realmente un cambiamento nella sua quotidianità, ti consiglio di leggere questi articoli che ho dedicato al tema: “Se prescrivi ad un malato oncologico un cambiamento troppo grande lui lo rifiuterà. Ecco invece come agire” e “Hai una forte propensione ad aiutare gli altri, dai consigli, ma gli altri si irritano e non ti ascoltano?”.
Se ti è stato utile questo articolo e ti interessa approfondire di più, leggi le relazioni dei miei ex allievi e guarda le interviste di chi ha già fatto il Master in Coaching Oncologico. Scoprirai come diventare anche tu, sicuro, capace ed efficace nel gestire la relazione con il malato oncologico.
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