Sappiamo che la paura è un’emozione connaturata alla natura umana: la sua funzione è quella di preservarci. Tuttavia, se utilizzi questa riflessione per spiegare al malato oncologico che avere paura è del tutto normale e non deve lasciarsi sopraffare da essa, otterrai solo delle reazioni negative. Sì perché il malato oncologico ricollega ogni sintomo ed aspetto alla malattia.
Quindi come gestire la paura del malato oncologico che arriva da te e ti butta addosso tutte le sue frustrazioni e tutti i suoi timori?
Ricorda sempre che per fare la differenza nella vita altrui, devi cercare di cambiare la percezione della realtà che vede il malato oncologico. Quindi metti da parte quello che vedi o pensi tu e resta in quella che è la SUA PERCEZIONE, perché è quella la realtà dei fatti.
La realtà soggettiva è quella che definisce la realtà oggettiva, che sappiamo bene non esiste, se non sui manuali di testo.
Quindi comincia ponendo al malato oncologico queste domande: gli apriranno prima dei nuovi scenari, poi lo porteranno nella strada della trasformazione.
1. “La tua paura su cosa si alimenta: su sensazioni, percezioni corporee o pensieri?”.
Se la persona risponde percezioni corporee, portalo ad indagare da quanto tempo sente i sintomi, dove li sente e se ha dei dati oggettivi, tipo analisi diagnostiche che possano dimostrare il contrario. A quel punto la persona inizia a pensare e ammette che magari la TAC appena fatta andava bene, le analisi erano a posto e, quindi, quelle sensazioni corporee possono essere dovute anche ad altro. E tu hai già fatto bingo e la persona sa che la prossima volta non potrà più basarsi su quella che fra l’altro è una psicotrappola dell’essere umano: “Sento quindi è”.
2. “Fai un elenco delle tue paure più ricorrenti, scrivine più possibile, annota tutte quelle che ti vengono in mente.”
Quando la persona elenca le sue paure, per prima cosa fa defluire le sue emozioni; in secondo luogo, si rende conto che molte paure sono alimentate solo dalla mente e, se davvero dovesse tenere fede a quelle che lei percepisce “reali” e “tangibili”, saranno sicuramente paure che si agganciano ad esperienze passate traumatiche, di ogni genere. A quel punto fai fare al malato l’esercizio della Narrazione, che stravolge totalmente la visione e il sentire della persona. Cambiando infatti le parole, il racconto che si fa, cambiano anche le emozioni associate e la paura si dissolve o assume comunque un’intensità ben più bassa.
Comincia facendo questi passaggi e vedrai che avrai lasciato un segno positivo nella mente della persona, costruendo una relazione nella quale tu ti sarai dimostrato capace ed efficace di gestire la sua paura, senza rimanerne invaso.
Ricorda sempre che MIGLIORARE LA VITA OLTRE LA CURA, se sai come farlo, è più facile!
Se vuoi approfondire il tema della gestione della paura e del disagio nella relazione col malato oncologico, puoi leggere questi articoli: “Il cancro fa paura, ma tu puoi fare la differenza creando un nuovo approccio alla malattia” e “Come riuscire a tirar fuori un malato oncologico da una situazione stagnante”.
Se ti è stato utile questo articolo e ti interessa approfondire di più, leggi le relazioni dei miei ex allievi e guarda le interviste di chi ha già fatto il Master in Coaching Oncologico. Scoprirai come diventare anche tu, sicuro, capace ed efficace nel gestire la relazione con il malato oncologico.
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