Arrendersi, rassegnarsi o accettare Capire le differenze per vivere meglio con un tumore

Arrendersi, rassegnarsi o accettare? Capire le differenze per vivere meglio con un tumore

Quando ci troviamo di fronte a una malattia, qualsiasi essa sia, ancora di più se si tratta di tumore, le reazioni emotive e psicologiche possono essere complesse e variegate. Spesso ci sentiamo sopraffatti e incerti su come affrontare la situazione. Si rivela fondamentale, quindi, comprendere le differenze tra arrendersi, rassegnarsi e accettare, poiché ciascuna di queste reazioni ha implicazioni diverse sulla nostra capacità di convivere con la malattia e sul nostro benessere generale. 

Mi permetto di sottolineare che le indicazioni che troverai in questo articolo non sono teoria e parole derivanti da puro studio teorico, al contrario, sono parole sperimentate in prima persona. Sono parole sudate e vissute attraverso un’esperienza personale intensa, difficile e articolata, ma che, con la giusta dedizione, ha trovato la sua grande trasformazione. In più sono parole portate e trasformate ogni giorno in decine e decine  di persone che da oltre 10 anni seguo quotidianamente, con il mio metodo di Coaching Oncologico. 

Mi presento in brevissimo. Mi chiamo Mara e, al momento della scrittura di questo articolo, sono una malata oncologica da 32 anni, con 2 cancri e una recidiva superati. Ho un’esperienza pratica di aiuto al malato oncologico e caregiver. Inoltre, con il mio metodo di Coaching Oncologico, in oltre 10 anni, ho formato oltre 200 professionisti nella relazione e gestione dei malati. 

Ma torniamo a noi. 

Cosa significa arrendersi al tumore e alla malattia? 

Arrendersi significa rinunciare del tutto alla speranza e alla volontà di reagire . È un atteggiamento profondamente passivo, segnato dalla rassegnazione e dalla mancanza di fiducia nelle proprie capacità di affrontare le difficoltà. 

Solitamente questo termine è mal sentito e “accettato” da chi affronta il tumore, perché nell’inconscio collettivo c’è ancora la narrazione della battaglia e di vincere o perdere e quindi la resa non è contemplata, nonostante ci sia un grande malinteso, su ciò’ che è realmente e infatti, come vedremo fra poco, arrendersi è la reazione più comune e più comoda, presa dai più, seppur disfunzionale.

 Ma vediamo cosa significa in effetti arrendersi: 

quando ci arrendiamo, smettiamo di cercare soluzioni, di esplorare nuove strade e di impegnarci attivamente per il nostro benessere. Ci sentiamo vittime impotenti di un destino avverso, della sfortuna, o di un Dio che ci starebbe punendo per i nostri errori o peccati passati.

In questo stato di resa, tutto si spegne: il desiderio di guarire, la motivazione a seguire le cure, la voglia di cercare supporto psicologico o di provare a migliorare, anche solo di poco, la qualità della propria vita. 

Solitamente la narrazione interna di chi vive questo stato d’animo è: “tanto ormai la vita è diventata questa!” “Gli effetti del percorso oncologico sono devastanti e io tanto cosa ci posso fare?” “Il mio tumore è diverso dagli altri” “Gli altri non lo sanno, come ci si sente” e tanto altro ancora. 

Arrendersi, quindi, significa cedere alla convinzione che nulla di ciò che si può fare abbia importanza, perché “ormai è troppo tardi”. Chi si arrende alla malattia può smettere di “lottare”, abbandonando il percorso oncologico, isolandosi da chi le vuole bene e respingendo ogni aiuto, convinto che non serva più a nulla, oppure trovando una rete di persone che convalidano il suo pensiero, che a quel punto diventerà sempre più reale, nonostante stimoli o testimonianze differenti

Questo atteggiamento non solo compromette il fisico, ma anche la mente e lo spirito. La sensazione di avere perso il controllo della propria vita diventa devastante, alimentando la chiusura verso il mondo esterno e verso chi potrebbe realmente offrire supporto. 

Si creano muri che allontanano anche le persone che vorrebbero essere d’aiuto. E così, ci si convince che sia “normale” sentirsi tristi o addirittura “condannati” quando si affronta una malattia grave come un tumore. Questo significa abbandonare ogni possibilità di cambiamento, di crescita, e persino di una forma diversa di benessere, anche in una situazione di malattia.

La resa è una prigione mentale che ci isola dal mondo e dalle opportunità di vivere in modo più sereno, anche nelle difficoltà. Non è solo una scelta passiva, ma un atto che nega ogni possibilità di trasformare il dolore in forza, la paura in consapevolezza, e la malattia in un’occasione per riscoprire nuove prospettive di vita.

Rassegnarsi, accettare la realtà passivamente

Rassegnarsi è un po’ come arrendersi, ma con una differenza cruciale. Arrendersi è un atto di comodità, mentre rassegnarsi è una forma ancora più silenziosa di rinuncia, che porta con sé un senso profondo di passività

Chi si rassegna accetta la realtà così com’è, senza far nulla per cambiarla o trovare una via per adattarsi in modo costruttivo. È una resa emotiva che, pur riconoscendo la situazione, non cerca di migliorare o influenzare gli eventi. 

La rassegnazione blocca, quindi, ogni tentativo di trasformazione, lasciando spazio a una triste accettazione priva di speranza. Questo atteggiamento può immobilizzare e portare a una condizione in cui non si vedono vie d’uscita né possibilità di evoluzione.

Una persona rassegnata al cancro, ad esempio, potrebbe continuare a seguire le cure prescritte, ma senza alcun entusiasmo o speranza di miglioramento. Potrebbe vivere ogni giorno con un senso di impotenza e tristezza, accettando la malattia come una condanna inevitabile.

È quindi molto simile alla resa ed è proprio una condizione di passività: continuare a respirare, a vivere e a fare tutto, ma senza la consapevolezza delle proprie potenzialità e delle proprie responsabilità. 

L’importanza dell’accettazione: fare pace con il tumore 

Accettare la realtà, invece, è un atto di consapevolezza profonda, un approccio positivo e costruttivo che permette di affrontare la situazione con lucidità. Accettare non significa arrendersi né rassegnarsi, ma riconoscere la malattia per quello che è, senza combatterla inutilmente o negarla. 

È il risultato di un processo attivo, che inizia e che apre la strada a soluzioni concrete per migliorare la qualità della vita e preservare il proprio benessere.

Per quanto si possa parlare di accettazione, chi profondamente accetta la malattia è colui/lei che veramente ne ha dato un senso e un significato più alto e più grande, che ha compiuto quei passi necessari di trasformazione per vedere il bello, anche quando sembra non ci sia, e si è messo in cammino per diventare quella versione migliore di sé.

Chi accetta il cancro non si limita a subirne gli effetti, ma cerca attivamente di gestirlo. Questo può voler dire seguire il percorso oncologico, adottare uno stile di vita più sano, cercare supporto emotivo e psicologico o mantenere una mentalità positiva e costruttiva. 

L’accettazione diventa, così, un mezzo per raggiungere una maggiore serenità interiore, riducendo lo stress e l’ansia che spesso accompagnano la malattia.

Accettare non è un percorso facile: è il frutto di un cammino di crescita personale, durante il quale si impara a confrontarsi sia con le proprie debolezze, sia con le proprie risorse. È in questo processo che la malattia può trasformarsi in un catalizzatore di cambiamento, spingendoci a rivedere le nostre priorità, a rafforzare le relazioni e a sviluppare una maggiore resilienza. Puoi, ad esempio, leggere qui la storia di Carla.

Benefici dell’accettazione

Accettare un tumore, quindi, può essere un passo fondamentale per migliorare la qualità della vita e rendere una sfida difficile in un’opportunità di crescita. L’accettazione è un segno di grande responsabilità e maturità, un vero atto di forza che ci permette di affrontare la realtà con maggiore serenità e consapevolezza. 

Ecco alcuni dei benefici che derivano da questo approccio:

Un invito all’accettazione del tumore 

Arrendersi o rassegnarsi sono reazioni comprensibili all’inizio, ma limitano la nostra capacità di affrontare la situazione, poi serve rendersi conto che ciò che non si trasforma diventa frustrazione per se stessi e per le persone che ci sono accanto. L’accettazione della malattia, invece, è un atto di forza che ci permette di riconoscere la realtà senza smettere di andare avanti. Accettare il cancro non significa rinunciare, ma trasformare il modo in cui lo affrontiamo, trovando un equilibrio tra la consapevolezza della malattia oncologica e la volontà di vivere una vita piena e significativa.

Accettare il tumore è un percorso che si sviluppa giorno dopo giorno. Ogni piccolo passo verso una maggiore accettazione apre il cuore e la mente a nuove possibilità di guarigione e crescita personale. Questo cammino ci consente di scoprire risorse interiori che non sapevamo di possedere, permettendoci di affrontare con maggiore forza il viaggio verso il benessere, nonostante la malattia oncologica.

Tutto questo è possibile e non servono neanche anni e anni di lavoro personale. Serve “solo” la volontà di crescere, di mettersi in discussione e di andare oltre ciò che da soli, molto spesso, non si è in grado di vedere. 

Se senti che è arrivato il momento giusto per te, ti invito a scoprire come tante altre persone hanno intrapreso il loro viaggio verso una vita più consapevole e orientata al benessere mentale, emotivo, fisico e spirituale. Guarda qui le video-testimonianze di chi ha affrontato il tumore facendo il percorso con me. 

Compila ora il breve questionario per valutare la tua prima chiamata conoscitiva e iniziare il percorso con il Change Cancer Program, il coaching oncologico che ha già supportato decine di malati come te!

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