Selene

Selene, psicologa: cosa dice del Master. La relazione di fine percorso

Premessa

A novembre ho ricevuto la diagnosi di un carcinoma al seno.

Dopo lo shock iniziale, ho subito deciso di mettere in atto tutti gli strumenti e le tecniche che conoscevo per affrontare al meglio questo particolare momento della mia vita.

Quando ho conosciuto Mara avevo appena iniziato le terapie. Decisi di intraprendere con lei un percorso individuale di 6 sessioni per riuscire a vivere nel migliore dei modi questa esperienza. La frustrazione si faceva sentire perché avevo molto tempo a disposizione ma non avevo la forza né l’energia per fare tutte quelle attività che avrei voluto svolgere.

Durante una delle nostre sessioni scoprii che stava per iniziare un corso comunicativo, terapeutico, pratico e relazionale. Colsi subito questa opportunità. In questo modo avrei potuto continuare il mio percorso trasformativo e al tempo stesso acquisire nuove nozioni e competenze.

Iniziai così il Master in Coaching Oncologico. Compresi fin da subito quanto è importante saper comunicare, sia come persona che sta affrontando la malattia, per poter trasmettere all’altro ciò che si sta vivendo e comunicare eventuali bisogni, sia come persona che sta accanto alla persona malata, per poter essere di sostegno e aiuto in modo sano e nutriente.

Molti sono i temi trattati e le consapevolezze emerse:


• Abbiamo inizialmente trattato gli assiomi della comunicazione. Ho compreso che non è possibile non comunicare. Il silenzio per esempio viene interpretato in modo diverso in base alla percezione della propria realtà che è soggettiva. Il peso di ciò che viene detto cambia in base all’autorità che noi diamo al nostro interlocutore. Diventa così più importante chi dice cosa rispetto a cosa dice. Più c’è coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa e più si è credibili ed autorevoli.

Ho iniziato a porre più attenzione al mio modo di comunicare, a come cambiano il ritmo, il tono, le pause in base alla situazione, all’interlocutore e anche in base al mio stato d’animo, così da potermi allenare a comunicare in modo sempre più chiaro. Ho compreso che la comunicazione è circolare e quanto sia importante il feedback dell’altra persona per comprendere se il messaggio sia arrivato forte e chiaro. E come ci insegna Mara ciò avviene quando le parole sono in linea col tuo essere.

Comunichiamo non solo attraverso le parole ma anche con l’immagine che diamo di noi stessi e attraverso i nostri atteggiamenti, comportamenti e modi di fare. Inoltre gli scambi comunicativi possono essere simmetrici o complementari. Dobbiamo stare attenti a non cadere nella psicotrappola di sopravvalutare gli altri e sottovalutare noi stessi.

Per rendere la comunicazione empatica ed efficace è importante mettersi al fianco della persona, rimanendo umili e consapevoli che c’è sempre un messaggio, un insegnamento da cogliere. E’ importante fare domande ed ascoltare in modo attivo, cioè cogliere il non detto perché siamo soliti far vedere solo quello che vogliamo, comunichiamo in base a chi abbiamo di fronte, comunichiamo solo quello che ci fa comodo in quel momento e quello che ci interessa.


• Ho imparato che ognuno interpreta la propria realtà in base al suo mondo interno, pertanto la percezione della realtà cambia da persona a persona e da momento a momento. La realtà diventa soggettiva: il fatto oggettivo che oggi c’è il sole può essere percepito come positivo “Oggi c’è il sole e questo mi mette di buon umore” oppure in modo negativo “Oggi c’è il sole e sono infastidita perché ho caldo e sto male”. Il cervello non distingue tra ciò che è vero e ciò che non lo è. Siamo le storie che noi ci raccontiamo e a cui crediamo. Spesso sono storie disfunzionali. Diventa quindi importante saper utilizzare uno strumento molto potente come “Il potere della narrazione” per cambiare la storia che ci crea dolore e sbloccare traumi importanti.

Ci vuole impegno ed energia per fare questo ma ci aiuta a provare emozioni positive che in seguito ci portano grandi benefici. La persona che vive la patologia vive tutto in modo amplificato, per questo è importante prestare attenzione alle emozioni e diventa costruttivo dare un significato funzionale a quanto è accaduto.

Abbiamo visto i 4 bisogni inconsci dell’essere umano (riconoscimento/approvazione, legame/appartenenza, certezza, incertezza) che creano in noi delle dinamiche inconsce, le quali insieme alle nostre convinzioni, sensazioni, emozioni creano il nostro sistema percettivo reattivo, soluzioni spesso non funzionali a problemi e difficoltà che ci creiamo. Queste dinamiche non fanno differenza né di contesto né di persona, si ripetono a prescindere, sono molto radicate e difficili da notare, per questo il primo passo è renderle consapevoli alla persona attraverso gli esercizi e le domande giuste, per poi passare all’azione in modo da rompere lo schema.


• Ho compreso che il mondo esterno va ad influenzare significativamente il mondo interno. I pensieri, le emozioni e le nostre dinamiche relazionali se vissute in modo disfunzionale generano stress aumentando così il rischio di sviluppare una patologia. Per arrivare a questa consapevolezza è stato utile utilizzare la ruota della multifattorialità della patologia cronica. Ampliare la visione porta a cambiare le proprie credenze, cambiano pertanto le emozioni che ne derivano e di conseguenza anche le nostre decisioni e azioni.

Le parole e i pensieri diventano così delle vere forze nel materializzare la nostra realtà, cambiare la nostra percezione, provare emozioni più positive e mettere in atto delle azioni che ci portano a stare bene.


• Mi sono resa conto durante le sessioni di quanto ogni persona sia condizionata dal contesto sociale, famigliare, relazionale di cui fa parte.

Siamo infatti condizionati da pensieri non nostri e da emozioni memorizzate. Per capire chi abbiamo di fronte dobbiamo pertanto conoscere la sua storia, il suo vissuto, quali sono le sue convinzioni e credenze. Ma come si crea una convinzione? Attraverso l’educazione, le esperienze vissute, l’ambiente, la formazione consapevole e l’apprendimento.

La persona malata spesso ha delle credenze limitanti che si possono trasformare in credenze costruttive, dando così un nuovo significato individuale basato su nuove consapevolezze acquisite.

Ci sono molte dinamiche disfunzionali ricorrenti nel malato oncologico. Per citarne solo alcune: non mettersi mai al 1° posto, avere poca autostima, avere un alto livello di sopportazione, avere un alto senso del dovere, mascherare la propria fragilità, avere disarmonia tra ciò che si dice, si pensa e si fa, etc. Queste dinamiche creano grande stress e spesso per farne fronte vengono messe in atto delle soluzioni disfunzionali che vanno individuate e modificate.


• Ho appreso che l’essere umano evita il dolore ma crea un’omeostasi di sofferenza che diventa un’abitudine, una zona di confort, impedendogli, come spesso accade, di attuare quei cambiamenti necessari a migliorare le abitudini e il modo di essere. Abbiamo infatti visto che ci sono 4 tipologie di resistenza al cambiamento (il collaborativo, colui che vuole ma non può, l’oppositivo e l’ideologico) e ci sono paure intrinseche alla persona come la paura di morire (tipica delle patologie oncologiche), la paura di non farcela, la paura di sbagliare, la paura di perdere il controllo, la paura di non essere all’altezza e la paura dell’ignoto.

Ci sono inoltre anche diverse fasi della malattia (negazione, adattamento, presa di coscienza, cambiamento) che dobbiamo tenere in considerazione se vogliamo veramente aiutare ed intervenire in modo funzionale con una comunicazione efficiente e raggiungere i risultati.

Per capire le resistenze e in che fase si trova la persona dobbiamo ascoltare ciò che ci racconta, al di là delle parole e agire di conseguenza. La persona deve essere pronta e disposta a lasciare andare ciò che l’ha fatta ammalare. In ogni caso ciò che possiamo comunque fare è ampliare la visione dando stimoli, sempre a piccoli passi, a chi è disposto ad ascoltare, in caso contrario è meglio lasciare perdere, preservare la propria energia e valore, perché come ho appreso durante queste sessioni, dobbiamo prenderci la responsabilità della nostra vita ma non della vita altrui. Non c’è nessuno da convincere né tanto meno da “salvare”.

Se la persona è pronta a cambiare innanzitutto dobbiamo partire da quali sono le sue abitudini della giornata, gli atteggiamenti e le dinamiche, per poi dare un’indicazione che funga da stimolo allenante (es. allenamento alla gratitudine) che impieghi poco tempo ma che dia grandi risultati e crei un’alterazione dell’omeostasi così da portare a riprogrammare l’organismo (es. aumento degli ormoni del benessere) mettendosi in questo modo nella percezione giusta, dove il corpo e la mente fanno degli aggiustamenti che poi si adattano, attraverso la costanza, portando al miglioramento dell’omeostasi stessa. Solo successivamente quando la nuova abitudine sarà interiorizzata ed automatica, sarà possibile procedere e lavorare su un altro aspetto.

Ho compreso che la resistenza non è una caratteristica della persona ma della sua interazione con il tipo di cambiamento richiesto, chi lo richiede, il contesto e il momento in cui viene richiesto.


• Ora sono consapevole che la malattia ha un impatto sistemico, ha infatti risvolti psicologici, sociali, economici, lavorativi. Il paziente è immerso in moltissime dinamiche relazionali che creano il più alto fattore stressogeno. Pertanto la qualità delle nostre relazioni fa la qualità della nostra vita. Diventa fondamentale andare ad individuare le dinamiche relazionali tra paziente e cargiver (lamentela, negazione/sottovalutazione, protezione, abbandono/invasione) per andare a modificare i comportamenti disfunzionali che creano stress e alimentano il terreno patogeno.


• Ho compreso che per diminuire quel senso di impotenza che si prova di fronte alla diagnosi patologica è necessario aumentare il proprio potere personale e la propria autostima. Mi sono resa conto che non è possibile controllare tutto e che la trappola della rigidità dettata dalla paura non porta a niente ma che è molto meglio uscirne, attaccarsi all’amore, godere della vita con la fiducia che andrà tutto bene e stare il più possibile nel momento presente.

Anche avere una progettualità aiuta ad aumentare la speranza e a diminuire la paura di morire, in quanto la speranza conduce sempre più lontano rispetto alla paura. Per questo diventa importante imparare a porsi gli obiettivi giusti ovvero porsi obiettivi SMART (specifici, misurabili, raggiungibili, realizzabili e tempificati)

L’ascolto senza giudizio, senza paragoni, il fare domande (domande che possano aprire scenari diversi, domande volte a comprendere chi si ha di fronte, 3 domande chiuse con risposta affermativa per aumentare la percezione che quello che viene richiesto sia utile..) il non cadere nell’errore di raccontare storie analoghe, fa sentire la persona considerata ed ascoltata. Ho imparato che se anche ho vissuto un’esperienza simile posso solo immaginare cosa sta passando l’altro, perché ognuno ha la propria storia ed ogni storia è differente.

Fondamentale per riuscire ad aiutare veramente è mantenere un distacco emotivo.

Le persone che arrivano hanno sempre un messaggio da lasciarci, non arrivano mai a caso ed il messaggio che arriva è il messaggio che anche a noi serve in quel determinato momento. Mi sono inoltre resa conto che fare esperienza è utile per poter aiutare. Aver vissuto la malattia è un punto di forza per comprendere meglio. Con la consapevolezza che non sono qui per salvare nessuno. Infatti come già accennato ci sono diverse fasi della malattia, chi è pronto fa e ha risultati ma è giusto anche rispettare chi non lo è, senza costringere.

Durante questi mesi, che mi hanno messo a dura prova, ho potuto mettere in pratica quanto appreso. Ho utilizzato i seguenti strumenti e ne ho tratto beneficio:

  • Ho fatto un elenco dei vantaggi e dei svantaggi per maturare nuove consapevolezze in merito a diverse tematiche e a dubbi che avevo.
  • Sono riuscita ad uscire dalla confusione ampliando la visione e prendendo in considerazione una informazione per volta.

  • Ho imparato a mettere in atto la rottura di schema, per esempio utilizzandola per diminuire le situazioni in cui mi trovavo ad ascoltare solo lamentele. Spesso utilizzare il “bastone” è fondamentale se vogliamo veramente aiutare.

  • Ho utilizzato diverse strategie per non rimuginare, per gestire meglio le mie paure e rabbie:

  • Ho imparato ad uscire dalla paura attraverso il fare. Decidere per quanto tempo stare in uno stato di ansia e poi uscire, fare qualcosa, distrarsi per esempio ascoltando musica.

    Per affrontare le paure che sorgono nel momento degli esami diagnostici ho appreso che si può utilizzare la tecnica di scrittura dei 70 desideri (ne scelgo 10 e me li ripeto mentalmente la sera prima e il giorno del controllo)
  • Si può ridurre la rabbia attraverso la scrittura, l’esercizio fisico, l’espressione vocale (es. urlare nel bosco), oppure svolgendo l’esercizio dei 101 vaffanculo o ancora scrivendo una lettera alla persona che ti fa arrabbiare
  • Posso stare nel presente prestando attenzione ai dettagli, scrivendo, concentrandomi sul respiro e sul fisico

 

Oggi mi sento più fiduciosa e sicura; percepisco la forza del gruppo; mi sento più coraggiosa; vivo più serenamente e mi permetto di vivere i momenti di down, che in apparenza possono sembrare “negativi” ma che possono essere momenti di sfogo, di passaggio e quando sono superati, accolti ed accettati nascondono in sé una forza, una potenza ed un’energia che diventa una fiamma che arde e accompagna con gioia le mie giornate e la mia vita.

Sono molto più attenta su quali pensieri focalizzarmi e quali lasciare andare; quali parole utilizzare; a cosa credere; agli sbalzi emotivi e scompensi ormonali che le terapie ed il percorso possono portare, con la consapevolezza che caratterizzano solo quel momento e che le cose possono sempre cambiare; mi chiedo sempre più spesso se ho l’energia, la voglia di fare una determinata cosa e se rientra tra le mie priorità; osservo sempre più le dinamiche in cui non mi riconosco e imparo sempre più a riconoscermi e a riconoscere gli altri e ad osservare queste dinamiche anche nell’altra persona.

Mi accorgo quando sopravvaluto gli altri e quando sottovaluto me stessa, ho imparato a ridimensionare il tutto e riesco sempre più a dare il giusto valore alle cose. Così facendo sono diminuite le mie paure e riesco a credere più a me stessa. Come diceva Mara si pianta un semino che poi si vedrà fiorire a distanza di mesi.

Nel momento in cui sto scrivendo questa relazione sto iniziando a cogliere i primi frutti. Splendide persone hanno incrociato il mio cammino, sono felice e grata della vita che sto vivendo, ho molti interessi che cerco di coltivare, mi amo e mi accetto molto di più, sto imparando a perdonarmi per tutte le azioni compiute in passato senza la consapevolezza che ho adesso, sto imparando anche a rispettare i miei tempi, a non pretendere troppo da me stessa per poter uscire da uno stato di frustrazione che aimè conosco molto bene.

A volte ci sono momenti bui e tristi ma comprendo che siano necessari. Ci vuole tempo e pazienza per recuperare le energie. E’ un continuo riconoscersi, riscoprirsi, sperimentando le migliori strategie per affrontare la quotidianità nel rispetto di sé stessi. Ho imparato che le aspettative che ho su gli altri rappresentano ciò che io non dò a me stessa. Ho scoperto quanto sia bello impiegare le mie energie in ciò che mi piace e mi nutre. Mi faccio meno domande e noie sul perché di certe cose. Rimugino molto meno. Presto più attenzione su ciò che ho, rispetto a ciò che mi manca. Cerco di criticarmi sempre meno e di non voler essere diversa da come sono.

Sono certa che i piccoli cambiamenti che ho messo in atto, che poi così piccoli non sono, andranno ad impattare anche sulle persone che mi circondano, perché come abbiamo imparato dal Master, l’individuo si trova all’interno di una rete relazionale che è molto importante e che non è da sottovalutare.

Ringrazio le mie compagne di viaggio che mi hanno accompagnato durante questi delicati mesi della mia vita, le quali ricorderò con molto affetto. Ringrazio con tutto il cuore Mara per tutto ciò che ha condiviso con me e mi ha insegnato e per avermi dato questa grande opportunità di crescita personale.
Un grazie anche a te che stai leggendo per tutto quello che potrai cogliere dalle mie parole ed integrare nella tua vita.

Un caro saluto a tutti e buona VITA! <3

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