Relazioni

Relazioni – L’esperienza di Patrizia

Tra le cose per cui sono grata nella mia vita, questo lavoro occupa sicuramente un posto di gran rilievo.

L’ho desiderato tanto e costruito con cura, decisioni difficili e fatica, e non ho ancora finito nè credo che mai finirò..

Sono Patrizia Fumagalli, e dopo tanti anni di lavoro su di me arriva il 2014, l’anno che, con i suoi infausti eventi, ha dato la svolta alla mia vita. Tutti gli antichi riferimenti vengono a mancare, e mi rendo conto che questa è la vita, l’illusione di stabilità ce la creiamo noi perchè ci serve.

Con tanta fatica e sofferenza arriva anche una nuova consapevolezza: che sembrava una disfatta totale si rivela l’occasione che ci voleva.

L’occasione ha un nome, e più precisamente una denominazione assai importante per le donne che conoscono il cancro: A.N.D.O.S.

L’A.N.D.O.S è un’associazione Onlus (Ass.Nazionale donne operate al seno) che si occupa, appunto, delle donne(non sono esclusi gli uomini) che incontrano il cancro nella loro vita.

E’ superfluo specificare cosa significa avere il cancro ma, piuttosto, ritengo sia più appropriato dire: cosa comporta scoprire di avere il cancro.

Avere il cancro..

La comunicazione della malattia tumorale è uno stravolgimento totale della persona; un cambiamento non solo fisico ma anche mentale:
cambia il modo di percepire e sentire il proprio corpo, cambia la percezione che si ha del mondo, cambiano le relazioni sociali e interpersonali.

Si tratta di una fase molto delicata e difficile sia per il paziente che per i suoi familiari: di fronte alla parola “cancro” la primissima reazione è avvertire un senso di confusione, sbandamento, un vero e proprio shock.

Il cancro è una parola che evoca emozioni angoscianti, rimanda a uno scenario altamente catastrofico nell’immaginario collettivo, ad una “condanna a morte”.

“Perché proprio a me?”.. e’ il pensiero ricorrente che pervade ogni riflessione. Come se ci fosse una colpa, una responsabilità misteriosa, in quello che ci ha colpito.

“Il modo di gestire la “crisi emotiva” generata dalla diagnosi medica, l’atteggiamento di fronte all’evento spesso traumatico influenzerà il tipo di adattamento psicosociale alla malattia. L’atteggiamento e lo stile di coping utilizzato andranno ad influenzare non solo la qualità di vita successiva alla diagnosi, ma anche la compliance ai trattamenti medici e il decorso biologico della malattia” (Anna Putton , 2011).

Qui è in gioco tutto il nostro essere a 360 gradi

La personalità del paziente, le esperienze passate, l’età, le relazioni interpersonali presenti e passate, la presenza di un contesto sociale e familiare supportivo, la gravità e il tipo di tumore stesso. I sintomi psicopatologici maggiormente presenti, come precedentemente visto sono: senso di paura e stress, ansia, depressione, alterazione immagine di sé e del corpo, aggressività, rabbia, ostilità, senso di colpa, di invidia, di ingiustizia, oltre il meccanismo di difesa della negazione e rimozione.

Tutte queste emozioni negative incidono profondamente sull’omeostasi.

«L’omeostasi è la capacità, presente in tutti gli organismi viventi, di regolare i processi vitali in modo da sopravvivere e proiettarsi nel futuro. Uso la parola “imperativo” per chiarire il fatto che la vita non è possibile in assenza di omeostasi. È omeostasi o morte» (Antonio Damasio Neurologo e neuroscienziato nonché studioso di Cartesio e Spinoza)

Ma non sono soltanto le emozioni a sollecitare negativamente una buona omeostasi, infatti un’emozione protratta crea uno stato d’animo negativo.

Le Emozioni hanno una durata breve mentre gli stati d’animo hanno una durata che si protrae nel lungo termine, fino a caratterizzare il nostro modo abituale di approcciarci al mondo.

Lo stato d’animo rappresenta come ci sentiamo e spesso è una conseguenza anche di come pensiamo.

Sono delle modalità meno intense delle emozioni e non hanno una causa contestuale e immediata, ma hanno la capacità di farci vivere positivamente o negativamente le situazioni attraverso il modo in cui interpretiamo interiormente ciò che succede.

Le nostre emozioni sono il ponte che ci connette al nostro profondo sentire. Viverle, accoglierle ascoltando il loro messaggio significa salute ed equilibrio.

Di contro reprimere le emozioni, evitarle diviene la nostra prigione e col tempo i nostri sintomi fisici.

“Le emozioni costituiscono una componente fondamentale dell’ambiente esperienziale in cui siamo sempre immersi anche se ne ignoriamo l’esistenza. Comprendere le emozioni e quindi sviluppare una competenza emotiva, costituisce un passaggio decisivo per lo sviluppo del benessere psicologico e la cura di eventuali disagi”

E’ possibile stare bene come prima?

E’ possibile stare bene, anche benissimo e anche diversamente da prima. Che cosa intendo? Innanzitutto una diagnosi di tumore è comunque un passaggio esistenziale fortissimo, e riproporre la vita di prima, o accettare che è accaduto qualcosa di sostanziale che, inevitabilmente, ci ha messo in discussione interiormente. Può allora cambiare in positivo il senso del tempo, con un’attenzione diversa e acuta, a gioire di tutte le piccole cose di ogni giorno. Cambia l’esigenza per rapporti affettivi di maggiore qualità. Cambia il rapporto con il lavoro. Si riaccende il bisogno di spiritualità, di significato, di senso etico dell’esistenza. Confrontarsi con sincerità con una malattia grave può riaccendere un gusto più intenso della vita.

Prevenire e curare – Per un cammino sereno

Come ritrovare la serenità durante un tumore?

Le strade per curarsi sono tante.

Oltre la medicina allopatica, ci sono vari percorsi di crescita: uno di questi è il Cancher Coach, ed è l’occasione viva di sperimentare uno spazio di condivisione e crescita personale.

Il percorso con il Cancher Coach:

  • uno spazio in cui insegnamento ed apprendimento sono la stessa cosa, un’unità di intenti volta al riconoscimento di ciò che è.
  • un viaggio in cui lo sviluppo del potenziale umano si dipana attraverso l’utilizzo di tecniche di meditazione e strumenti di auto indagine. L’attenzione volta all’interno permette di accedere a delle chiavi preziose e utili nel quotidiano;
  • accettando che la fase “negativa” è naturale e va attraversata; se possibile, consentendosi una piccola pausa, anche lontano dalla vita abituale, per ascoltarsi, per piangere, per dare sfogo ai sentimenti negativi, meglio se in un ambiente naturale che ci sia congeniale e ci aiuti a riassaporare ciò che conta nella vita;
  • praticando sport che  ci piacciano, per scaricare meglio le tensioni fisiche negative;
  • leggendo buoni libri che ci aiutino in questo percorso di rinascita;
  • facendo esercizi concreti ad affrontare le prove che durante la malattia arrivano;
  • imparare a gestire le dinamiche familiari (partner e caregivers in generale);
  • la facoltà di prefigurare il futuro cambiando il presente attraverso l’individuazione dei propri desideri, la loro elaborazione e la trasformazione di questi in obiettivi e strategie per raggiungerli.

Conclusione personale del percorso

Tutti i corsi sono motivanti e trasmettono energia e voglia di mettersi in gioco.

In questo percorso ho conosciuto persone spettacolari, orientate a valori solidi, obiettivi chiari e molto vicine al mio modo di pensare.

In particolare la nostra Coach Mara, grazie alle sue capacità di coinvolgimento, comunicazione, empatia, professionalità… (e la lista di qualità sarebbe lunga) è riuscita ad entrarmi nel cuore e a creare un rapporto di fiducia e umanità che difficilmente con un formatore si riesce ad instaurare.

A livello personale Mara ha cambiato radicalmente il mio modo di vivere le mie competenze, mi ha fatto affrontare problemi e tematiche con più coraggio, determinazione e consapevolezza, è stata come la consegna del libretto di istruzioni per trasformare le mie incertezze.

Ad oggi posso dire di aver fatto scelte che prima del corso mai sarei riuscita a fare.  Convinzioni e valori sono stati rafforzati e così anche la mia capacità di affrontare la vita, i problemi e prendere decisioni.

A livello professionale mi ha resa più sicura e determinata verso l’obiettivo. Penso ci sia ancora molto da lavorare, ma al contempo sono fiera del lavoro aggiunto che ha arricchito la mia professione, e soprattutto orgogliosa di averlo fatto a 62 anni.

“Non è mai tardi per migliorarsi e mettersi in gioco”

Grazie Mara

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