Avere a che fare con un malato oncologico, in preda al panico, alla paura e alla confusione, non è certo come lavorare con un cliente che viene da te, super motivato ad iniziare la nuova dieta di turno oppure a raggiungere qualche obiettivo di business. Ecco la prima differenza essenziale tra il Coaching Oncologico e qualsiasi altro percorso di coaching e cambiamento.
Un conto è partire avendo di fronte persone pervase da emozioni positive, come l’entusiasmo e l’euforia, verso quel cambiamento che, con la giusta dose di volontà, gli porterà risultati. Un conto è trovarsi dinnanzi ad una malato oncologico e dover intraprendere un percorso per “tirarlo fuori dal fango”.
Quindi, oggi ti voglio dare qualche indicazione pratica per gestire al meglio il malato oncologico.
Puoi trarne utili spunti per il tuo lavoro quotidiano sia che tu sia un Counselor, un Life o Health Coach, un Operatore olistico o qualsiasi altro professionista della relazione di aiuto.
Leggi gli approfondimenti che troverai nel blog e ti porterai a casa dei pezzi del puzzle che forse nessuno prima ti aveva mai svelato:
1. Devi comprendere la situazione del malato oncologico, partendo dalle sue relazioni più strette.
La domanda che devi fare è: “Quali sono le persone che più influenzano il tuo stato emotivo?”
Ricordiamoci sempre che la malattia non ha mai solo un impatto clinico, ma ha soprattutto un impatto sistemico, quindi coinvolge la persona a livello psicologico, sociale, economico e comportamentale.
Quindi il malato oncologico non deve solo avere a che fare solo con il percorso oncologico e con le cure, ma anche con la gestione della sua vita ordinaria. Sembra scontato, ma non lo è, perché la malattia invade spesso totalmente la vita e la mente delle persone!
2. Una volta scoperte le relazioni, devi domandare al malato oncologico quali sono le più stressogene e tossiche e quali sono le dinamiche relazionali con quest’ultime.
Quale dinamica c’è fra malato oncologico e caregiver?
Ci sono diverse dinamiche:
- Protezione (il malato oncologico trattiene per non essere di peso agli altri e/o gli altri tendono a preoccuparsi e quindi anche loro, a loro volta, a trattenere pensieri ed emozioni.
- Invasione (gli altri gli stanno addosso e lo tormentano su come sta e su cosa fa, senza lasciare spazio di azione)
- Negazione/sottovalutazione (sia la persona coinvolta, sia i caregiver, potrebbero nascondere a sé stessi la cruda realtà, fare finta di niente, perché il dolore è troppo forte da sostenere, ma così facendo rimangono nella trappola di non agire efficacemente)
- Lamentela (il malato oncologico si lamenta solo e gli altri lo ascoltano, ma così facendo non fanno altro che mantenere la dinamica che crogiola il suo bisogno di attenzione.
3. Una volta scoperte le dinamiche, devi intervenire per creare uno spazio di “fuga” o meglio di “piacere”, dove la persona trova ristoro e fa ciò che le piace.
Quali sono le attività che ti fanno stare bene?
È contro intuitivo, ma quando la tensione è troppo forte, non puoi lavorare subito sulle leve più sottili, come quelle delle relazioni…servono solo a te, per capire con chi stai parlando…chiaro?
Gli esercizi: allenare la gratitudine e allenare la bellezza
A questo punto, dopo aver condiviso con il malato la scansione della sua giornata, dai subito, come indicazione pratica, il consiglio di allenare la gratitudine e di ricercare la bellezza.
Come funzionano questi due esercizi?
Per allenare la gratitudine, scrivi 3 grazie tutte le mattine, per ciò che hai, per ciò che senti e per ciò che ti circonda.
Per ricercare la bellezza devi scrivere 3 cose belle che vedi attorno a te, che hai e che ti descrivono al meglio, cioè quali sono le 3 caratteristiche che rappresentano per te punti di forza.
La gratitudine ha enormi benefici: alza le difese immunitarie, focalizza la mente, direziona il pensiero, fa stare nel qui e ora e non nella mancanza, tendenza classica dell’essere umano, e attiva gli ormoni del benessere.
La ricerca della bellezza: ci toglie dal vittimismo, direziona la mente, ci fa riflettere riportando l’attenzione dentro anziché fuori e attiva gli ormoni del benessere, facendoci focalizzare anche sui dettagli.
Entrambi gli esercizi vanno fatti con costanza per almeno 2 volte a settimana, ma poi ovviamente anche di più perché sono quelli che fanno subito risalire la persona e la portano in uno stato emotivo diverso.
I risultati sono eccellenti sin dai primi giorni di allenamento.
Questo è solo il primo STEP, ma intanto tu avrai già iniziato a fare la differenza nella vita di quella persona.
Poi ci sono altri passaggi e se ti interessa te ne parlerò nei prossimi post. Continua a seguirmi.
La storia di Laura, malata oncologica
Prima di concludere l’approfondimento su questi primi step essenziali, desidero raccontarti la storia di Laura, malata oncologica.
La storia di Laura è molto simile a quella di tante altre donne e uomini costretti a vivere l’esperienza drammatica e sconvolgente del cancro. Una mattina di luglio a Laura viene riscontrato un cancro al seno. Laura è profondamente turbata: accoglie questa notizia come fosse una triste e funesta sentenza di morte. L’esperienza del tumore è per lei come una doccia fredda che getta il suo corpo in una spirale di paure, ansie, dolori e lacrime. Si rivolge a me in preda a questo delicato stato d’animo e, come mio solito, comincio il percorso suggerendo a Laura di esercitarsi allenando la gratitudine e cercando la bellezza.
Dopo 6 settimane di percorso mi scrive questo messaggio: “Mara, quando ti ho conosciuta ammetto di aver nutrito parecchi dubbi sulla reale possibilità che ci fosse davvero per me una via di uscita e che questa via fosse proprio il percorso di consapevolezza intrapreso. Oggi, a distanza di 6 settimane, sono felice di potermi ricredere. Mi sento una donna completamente diversa: più forte, più coraggiosa, più saggia. La gratitudine verso la vita e tutto ciò che mi regala ogni giorno di meraviglioso mi riempie il cuore e mi dà l’energia per alzarmi dal letto la mattina, anche quando è più difficile farlo. Ora affronto anche il percorso oncologico con uno spirito differente: nella mente sento una voce risuonare “tu ce la puoi fare”. E anche quel momento trascorre in modo totalmente differente da prima. Non so cosa la vita mi riserverà, né posso immaginare il mio futuro, ma so per certo che non trascorrerò un solo giorno senza ringraziare la vita per la bellezza che ogni giorno mi dona”.
Se ti è stato utile questo articolo e ti interessa approfondire di più, leggi le relazioni dei miei ex allievi e guarda le interviste di chi ha già fatto il Master in Coaching Oncologico.
Scoprirai come diventare anche tu, sicuro, capace ed efficace nel gestire la relazione con il malato oncologico.
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