Chi sono.

Mi chiamo Mara Mussoni.


Ho affrontato e vinto per ben due volte una sfida davvero importante: quella contro il cancro.


Per questo motivo ora il mio obiettivo è aiutare le donne che, come me, si trovano di fronte a questa prova, a raggiungere la consapevolezza necessaria ad affrontarla nel modo migliore. Voglio essere per loro un punto fermo, un riferimento nella creazione e affermazione di quelle nuove abitudini che possono davvero fare la differenza nella loro vita.

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La mia Storia


Come per molti di voi, la mia vita è stata un insieme di sfide, successi, momenti di crescita e di apprendimento.

Credo che proprio l’intensità di queste sfide mi abbia donato l’empatia e l’esperienza necessarie a poter essere d’aiuto agli altri, a poterli servire in modo efficace. È stato infatti in alcuni dei momenti più bui della mia vita che ho trovato i più grandi doni e le più grandi opportunità per la mia trasformazione e crescita personale.

Voglio condividere con te la mia storia personale, a cuore aperto e senza riserve.


Clicca qui e leggi la mia storia

Per poterti fidare di me, ritengo sia fondamentale che tu sappia quali sono i valori e gli obiettivi che mi guidano nella mia missione.

I miei Valori.

Salute


Mi ritrovo nel concetto di salute espresso nella Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che la definisce come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. Credo che la salute, sia fisica che mentale, sia il primo mezzo, la nostra prima risorsa di vita quotidiana che ci consente di condurre una vita produttiva ed appagante a livello individuale, sociale ed economico.

Amore e Amicizia


Le relazioni per me sono molto importanti, è grazie alle relazioni con gli altri che una persona può confrontarsi, crescere e scoprirsi.
Gli altri che attiriamo, non sono altro che degli specchi di qualcosa che ci appartiene e che ha bisogno di venire in luce.

Successo


Con successo intendo una visione umana e sostenibile di questo termine, che integri la crescita personale ed economica in una visione improntata a benessere, saggezza, restituzione, empatia e capacità di stupirci.
Credo che il successo più grande, nella vita di una persona, sia quello di lasciare un segno nella vita degli altri, aiutandoli e sostenendoli.

La mia Mission.


Voglio che le donne malate di cancro non si sentano sole. Voglio essere per loro consulente e “allenatrice” delle loro potenzialità.
La mia esperienza può essere STIMOLO e ISPIRAZIONE per dare SPERANZA e CORAGGIO.
Guidare le persone in modo gentile ma fermo, con energia ed empatia, è infatti, una delle mie maggiori qualità.
Voglio far sì che queste donne possano evolvere e crescere nella loro consapevolezza, sradicare convenzioni e sensi di colpa, prendendo tra le mani il loro futuro. Solo così sapranno che, spesso, la via della guarigione esiste: perché solo sapendo chi sei e da dove vieni, potrai cambiare o eliminare ciò che ti ha fatto ammalare!

Perchè affidarti a me?

  • Perchè un aiuto esterno è più obiettivo e può aiutarti in un modo in cui non possono riuscire familiari e amici, perchè emotivamente coinvolti nella tua sofferenza.
  • Perchè ho vissuto sulla mia pelle probabilmente le stesse sensazioni e gli stessi stati d’animo, che stai provando anche tu
  • Perchè sono una donna come te, e posso comprendere fino in fondo le difficoltà che ognuna di noi ha nella famiglia, nel lavoro e nella società in generale

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Faccia a faccia con il mostro nella mia “prima vita”

Sono nata e cresciuta a metà degli anni ’70 in una famiglia tradizionale, essendo figlia unica ero il centro del mondo per i miei genitori. Sentivo il peso del dover soddisfare le loro aspettative, ma con l’adolescenza ho cercato di guadagnare indipendenza facendo piccoli lavoretti e attorno ai 16 anni, proprio dove lavoravo, conobbi il mio primo amore, la mia prima storia seria.
Ma all’età di 18 anni, una mattina di primavera, accadde un fatto che cambiò completamente la mia vita. Era il 15 aprile del 1993, il pullman della gita scolastica era appena partito alla volta di Venezia. 
Dopo appena mezz’ora di viaggio, accadde qualcosa di inaspettato: sentii all’improvviso il respiro venir meno, mi sentii soffocare e venni portata subito al pronto soccorso.
 Nel giro di poche ore, passai dalla spensieratezza di una ragazzina di quinta superiore in gita scolastica, alla drammatica confusione di venire sballottata tra diversi ospedali, fino a essere portata d’urgenza a Bologna.
 Proprio qui, un medico, di cui non ricordo né il volto né il nome, pronunciò delle parole che rimasero invece assolutamente indelebili nella mia mente e che segnarono il resto della mia vita:
 “Signorina, lei ha un linfoma non Hodgkin di quarto grado, con estensione al mediastino anteriore sinistro e linfonodi ingrossati in tutto il corpo.” Le parole avevano un suono sinistro, ma ancora non riuscivo ad afferrare cosa significassero davvero. Quindi il medico proseguì. 
“Questa malattia nel 70% dei casi si può curare! Nel restante 30% si muore, però lei è giovane e faremo tutto il necessario perché ciò non accada. Però deve capire che le cadranno i capelli, non potrà più andare a scuola, frequentare luoghi affollati o guidare e dovrà stare necessariamente a riposo.”
 In pochi attimi, la mia vita sembrò spezzarsi. 
In pochi attimi, tutte le mie speranze, i miei sogni di ragazza si dissolsero nell’aria. 
In pochi attimi, io che non conoscevo cosa fosse un raffreddore, scoprii di avere dentro me questa malattia, chiamata tumore, di cui si poteva morire.
 Morire?
 In pochi, lunghissimi, attimi, scoprii che, anche se sei giovane puoi morire, ammalarti, avere una vita difficile.



foto2La terapia e suoi effetti

Passati i primi giorni di sconforto, iniziai le terapie e fui costretta a farci l’abitudine. Una triste abitudine, quella di andare in ospedale a Bologna ed essere ricoverata per settimane intere con la flebo attaccata al braccio. Cicli di chemio e poi cicli di radio. 
Mi sentivo stanca e affaticata, ero ingrassata per via delle grosse dosi di cortisone e passavo le mie giornate a pensare a tutto ciò che avevo e davo per scontato, e adesso non avevo più: le spensierate chiacchiere con le amiche, le corse nei prati e le serate in discoteca. Mi è capitato anche di essere fortemente arrabbiata per questo, ma capii presto che non era ciò di più utile per me, in quel momento…Capii presto, che qualcosa dentro di me stava cambiando…
La malattia in pochi mesi sembrò regredire e io sopportai tutto nel migliore dei modi, se, in queste situazioni, il concetto di “migliore” può davvero avere un senso.
Non volli più saperne di andare a scuola né tanto meno di sostenere l’esame del quinto anno di liceo, di quel liceo per cui tanto avevo combattuto e durante il quale mi ero impegnata tanto. I miei insegnanti cercarono in ogni modo di convincermi a presentarmi agli esami, sostenendo che mi avrebbero promossa in ogni caso, visto che ero sempre stata una brava studentessa. Ma un mio valore fondamentale è sempre stato l’onestà: non avrei mai potuto accettare una promozione senza esser preparata adeguatamente. E io di certo in quel momento non ero in grado di studiare: non ero lucida, ero stanca, sconvolta.
 Mi allontanai piano piano anche dalle amicizie, non volevo nessuno attorno eccetto il mio ragazzo. Solo lui, l’unica persona che in quel momento difficile sapeva come prendermi, sapeva rispettarmi.
 Nemmeno mia madre, infatti, fu in grado di darmi sostegno e non riusciva a starmi vicina come io avrei voluto.

Solo più tardi, compresi, che proprio le persone che ti amano di più, spesso non sono in grado di aiutarti perché, essendo emotivamente coinvolte, vivono la “tua” malattia come una “loro” personale tragedia e la paura di perderti ( o di perdere ciò che amano di più al mondo ) è in molti casi paralizzante.


foto3La vita ricomincia, La vita riparte

Dopo circa otto mesi di cure, iniziai a lavorare: grazie a un corso pratico di ragioneria trovai impiego come segretaria contabile. Nel frattempo il rapporto con il mio ragazzo si spense.
La malattia non aveva certo aiutato: io non mi sentivo più bella, senza capelli e con la parrucca, e lui era l’unico che mi vedeva nuda in tutti i sensi. Non era certo semplice.
 Rimasi da sola per un anno, per ritrovare la mia identità, fino a quando l’amore bussò nuovamente alla mia porta e portò nella mia vita un ragazzo intelligente e brillante che si equilibrava perfettamente con il mio carattere socievole e solare. Volevamo dei figli, ma dopo due aborti, la preoccupazione si fece sentire. Ancora visite, accertamenti, la consapevolezza di avere fatto cure che purtroppo lasciano un segno nel corpo. Dopo otto anni, dopo momenti di crisi e di vera e propria disperazione, la terza gravidanza finalmente ci portò una splendida sorpresa: Alice e Giulia, due meravigliose gemelle!
 Nel frattempo feci diverse esperienze lavorative come segretaria, perché rimettermi in gioco non mi ha mai fatto paura, anzi cambiare spesso ambiente di lavoro mi ha permesso di imparare che il cambiamento è sempre un’occasione di crescita. Una lezione che mi è tornata molto utile poi nella vita.


foto4Il momento della consapevolezza

Nel 2011, in maniera molto repentina, iniziai a rendermi conto che nonostante lavorassi solamente 4 ore per poter accudire le mie figlie, quel tempo trascorso in ufficio mi pesava molto. Non ero più serena e soprattutto soddisfatta di quello che stavo facendo: sono stata sempre una persona con una grande energia, ma in quel periodo ero stranamente stanca ed irritabile. Su consiglio di un’amica, mi iscrissi ad un corso di crescita personale, e in quell’occasione mi si aprii un mondo nuovo, un mondo immensamente grande, di cui fino a quel momento non sospettavo l’esistenza! Quello fu solo l’inizio di un percorso di consapevolezza personale molto profonda. 
Analizzai la mia storia e come prima cosa mi resi conto che erano quasi sedici anni che io non nominavo la parola “tumore” o “cancro”! Non ne avevo voluto più parlare con nessuno, era diventato per me un argomento “tabù”. Un tema talmente proibito che, se incontravo una persona che sapevo conoscere il mio passato, fosse anche un amico di vecchia data, provavo una sensazione di fastidio.
 Non volevo, non potevo parlarne.
 La mia malattia era stata per me una tragedia talmente grande, che avevo interiorizzato l’accaduto come qualcosa di cui vergognarsi, e non come un momento della mia vita da comprendere, condividere. Piano piano misi insieme tutti i tasselli del mio percorso e capii che il cancro era in realtà un meccanismo di difesa del mio corpo, un messaggio che il mio corpo mi voleva dare!
 Avevo avuto un’educazione rigida da mia madre e un rapporto inesistente con mio padre. Da ragazzina volevo fare tutto “al meglio”, volevo solamente essere “brava”, ma al tempo stesso mi sentivo sempre svalutata dai miei genitori, sminuita e rimproverata per i motivi più banali. Avevo il sogno di viaggiare e di conoscere posti e persone nuove, lingue diverse e non lo avevo mai realizzato. Anzi, non avevo realizzato in realtà nemmeno uno dei miei sogni!
 La mia malattia era venuta per dirmi questo, per indirizzarmi sulla mia vera strada!
 Ma come puoi raggiungere questo livello di consapevolezza a soli 18 anni? Come puoi trovare la forza di essere ribelle e determinata subito dopo il cancro? Io non lo sono stata affatto, anzi, la malattia mi tarpò completamente le ali, mettendomi così tante paure verso il futuro, che di sicuro non ebbi la capacità a quell’epoca di comprendere questi messaggi fondamentali che il mio corpo mi mandava!
 Ma allora, con nuova maturità e consapevolezza, iniziai a comprendere che la vita è davvero un viaggio alla scoperta di noi stessi e che ogni situazione, ogni cosa che ci accade, non accade a caso, ma c’è una ragione, un insegnamento che abbiamo bisogno di apprendere.
 Una di queste consapevolezze fu che il lavoro che stavo facendo non era più quello che mi apparteneva! Ecco perché non stavo più bene: stavo cambiando e stava venendo alla luce la “vera Mara”, con tutte le peculiarità che non avevo mai prima compreso, che non avevo mai ritenuto importanti.


foto5Un nuovo cambiamento

Verso la fine del 2012, convinta, forte e determinata, decisi di licenziarmi. Volevo un lavoro da libera professionista, volevo cambiare la mia routine, che mi aveva stancato e che non mi dava più nessuno stimolo e volevo essere utile con il mio lavoro, a più persone possibili e quindi per far questo, decisi che il settore del farmaco “naturale” e della cura della persona era proprio quello che mi apparteneva. Avevo nel frattempo frequentato corsi di PNL e Marketing, mi sentivo portata e pronta per la vendita e per relazionarmi con le persone.
Dopo meno di due mesi trovai un’azienda di farmaci omeopatici che stava cercando una figura di questo tipo e così presi la mia macchina e partii.
Piena di entusiasmo e di coraggio, iniziai questa sfida, sicuramente non facile: un lavoro completamente nuovo per me, sempre alla guida con il navigatore che mi faceva impazzire, con l’ansia di raggiungere gli obiettivi che mi ero preposta e che l’azienda si aspettava da me, impegnata ad organizzare tutto in maniera autonoma, tutti i giorni.
È stata una vera battaglia, impegnativa anche a livello familiare, perché mio marito non mi appoggiò in questa scelta, preoccupato per me, ma anche impaurito dall’idea di perdere la stabilità che gli garantiva una donna che si occupava dell’intero ménage familiare. Io però non volevo sentire ragioni, ero determinata nella mia scelta.


foto6Il cancro ritorna

Probabilmente l’energia impiegata per andare contro tutti coloro che non accettavano la nuova “Mara” fu talmente tanta, che dopo un anno dal cambio lavoro, scoprii il mio secondo cancro. Era ottobre 2013 e dopo esattamente 20 anni il cancro bussava di nuovo alla mia porta. Questa volta un carcinoma mammario, della grandezza di 3 cm. In situ.
 Quando pensavo al tumore, ero assalita da una grande paura che nasceva dalla convinzione “sbagliata” di non saperlo affrontare. Pensavo di non essere assolutamente preparata.
 E invece le cose sono andate molto diversamente da come temevo.
 Ricevuta questa notizia, mi sono subito interessata per farmi operare con urgenza. Ho lavorato fino al giorno prima dell’operazione, perché fisicamente mi sentivo bene, salvo sintomi che ormai conoscevo bene: caduta di capelli, ansia, stress. 
Il 15 novembre 2013 mi operai e, tre giorni dopo essere rientrata a casa, presi la decisione di vuotare il sacco e aprirmi completamente. Ho parlato con mio marito dicendogli che non ero più innamorata di lui e da tempo sopportavo una relazione di cui non ero soddisfatta solo per le bambine. Ho chiesto la separazione e sentivo di aver bisogno di stare sola.
 È stato difficile, doloroso, drammatico, ma forse lo sarebbe stato ancor più tacere e sopportare. La malattia mi ha dato invece la spinta ed il coraggio di affrontare il tutto perché li, in quei momenti così duri, mi sono resa di nuovo conto di come si viva una volta sola e non sia giusto, né per se stessi né per chi ci ama, rinunciare alla propria serenità e ai propri sogni! 
Dal febbraio 2014 presi quindi in mano la mia vita da sola, con il mio lavoro, la casa e le bambine da crescere e gestire, con le terapie da seguire, ma con grande forza e una consapevolezza completamente nuova!


Mara oggi

Oggi, convivo con una Mara nuova, con una Mara rinata, con una Mara che sa di poter ringraziare il suo passato, per averle donato così tanto! 
Oggi sono finalmente in grado di ringraziare tutte le battaglie affrontate e vinte, di ringraziare i miei genitori per i valori che mi hanno, ad ogni modo trasmesso, di ringraziare il padre delle mie figlie per essere un uomo e un padre presente, e in grado di sentirmi responsabile della mia vita e della mia guarigione e soprattutto in grado di sostenere me stessa e le persone che mi circondano con il coraggio, la speranza e la convinzione che un corpo malato può guarire con la volontà di poterlo fare e con la consapevolezza che noi siamo “costruiti” per la sopravvivenza!

foto7



Ho scelto di raccontare la mia esperienza perché credo possa essere molto utile a chi sta vivendo questa malattia.

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